Presepe in Sicilia

Il più antico presepe siciliano, conservato nella chiesa di San Bartolomeo a Scicli (Ragusa), risale al 1576 ed è di fattura napoletana. Ma anche se l’influenza del presepe napoletano su quello siciliano resta indiscussa, soprattutto per gli stretti rapporti che esistevano tra i due Regni del meridione, l’arte di rappresentare la nascita del Bambin Gesù nell’Isola si evolve in maniera del tutto originale.

A partire dalla prima metà del ‘600, infatti, si assiste ad un progressivo impiego di statuine, prevalentemente scolpite in legno, che vanno ad animare le scene dei presepi che sempre più spesso ornano le case delle nobili famiglie siciliane.
Ma è nel corso del secolo successivo, il ‘700, che l’abitudine di -fare il presepe in casa- si trasforma in una vera e propria tradizione imprimendo un impulso fortissimo all’artigianato locale che, di volta in volta, si adatta sia alle esigenze della committenza che alle effettive risorse di materiale che la regione offre.

Questo spiega la contemporanea presenza nell’Isola di presepi realizzati con materiali ricchissimi e preziosi come l’argento, la madreperla, l’avorio, l’alabastro o il corallo, destinati non solo alle famiglie aristocratiche siciliane ma finanche ai vari re d’Europa, e la enorme produzione di presepi realizzati con materiali molto più poveri ed umili ma di uguale valore artistico.

Tra i maggiori artisti siciliani della scultura presepiale di piccolo formato si segnala senza alcun dubbio il trapanese Giovanni Antonio Matera, caposcuola inimitabile della tecnica di tila e codda (tela e colla) con le quali rivestiva le sue statuine intagliate nel legno di tiglio. Il Matera operò in Sicilia alla fine del XVII secolo e le sue realizzazioni più famose sono conservate nei musei Pitré di Palermo e Pepoli di Trapani, oltre a dei gruppi acquistati dal re Ludovico di Baviera ed esposti al Museo di Monaco in Germania.

Tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800 sono invece le botteghe di Caltagirone a prevalere nell’arte presepiale dell’Isola. In questo periodo nel capoluogo calatino si distinsero soprattutto Giacomo Bongiovanni e suo nipote Giuseppe Vaccaro, entrambi maestri abilissimi nel rivestire i corpi delle statuine con vari strati di argilla sottilissima. E proprio di Giuseppe Vaccaro sono i pastori che fanno parte del bellissimo presepe monumentale della chiesa di Santa Maria di Betlem a Modica.

É invece della fine dell’800 il ricorso ad un’altra tecnica povera, quella della cartapesta, il cui maggiore rappresentante è il messinese Letterio Allegra che realizzava le sue figurine con un impasto di carta o stoffa, colla e gesso. Tecniche differenti a parte comunque, tutta la produzione artigianale presepiale siciliana possiede un minimo comune denominatore che la rende unica: l’umiltà dei materiali utilizzati, infatti, si riflette perfettamente nella semplicità e nell’essenzialità delle figure che animano il presepe.

Gli – attori – che assistono alla nascita del Bambin Gesù sono personaggi del mondo cui l’artigiano appartiene: così non è strano osservare in un presepe proveniente da Caltanissetta e conservato nel Museo Etnografico di Palermo, la presenza di uno zolfataio, figura certamente insolita nell’iconografia presepiale tradizionale ma assolutamente coerente con la realtà nissena dove l’estrazione dello zolfo era la principale occupazione della popolazione locale.

E se umile è la provenienza dei personaggi del presepe siciliano, umili sono pure i loro costumi e i doni offerti al piccolo Messia, che altro non sono che il frutto del lavoro quotidiano: formaggio, ricotta, uova e, in alcuni casi, anche del vino.

I presepi siciliani, infine, si distinguono per la presenza di alcune figure tipiche che ricorrono con una certa regolarità: è il caso de u spavintatu d’ ‘a stidda (lo spaventato dalla stella), il giovane che con stupore assiste al prodigio della stella cometa, di Jnnaru (Gennaietto), il vecchietto che si scalda vicino al braciere, e de -l’uomo che si toglie la spina dal piede-, un personaggio ideato e realizzato per la prima volta dal Matera e nel tempo divenuto una figura immancabile nello scenario presepiale siciliano.

Il Presepe Siciliano:

Presepi in SiciliaIn Sicilia l’arte presepiale pur risentendo degli influssi della scuola napoletana, specialmente per quanto riguarda l’ambientazione, riproduzione di scene di vita quotidiana in paesi e con personaggi isolani, e talvolta la tecnica (manichini in legno e fil di ferro con vesti di stoffa) presenta tuttavia diversi caratteri originali variabili a seconda delle provenienze geografiche.

Quattro sono le aree dove in particolare si sviluppa un artigianato presepiale fortemente caratterizzato: i territori di Palermo, Siracusa, Trapani e Caltagirone.

A Palermo e nel siracusano, dove l’apicultura è molto diffusa, fin dal ‘600 si usa la cera per plasmare statuine di Gesù Bambino e poi interi presepi.
In quest’arte si distinguono i cosiddetti “Bambinai” che operavano a Palermo nella zona della chiesa di San Domenico tra il ‘600 e il ‘700; tra loro un caposcuola fu Giulio Gaetano Zumbo del quale si può ammirare un presepe al Victoria and Albert Museum di Londra e Giovanni Rosselli ricordato da una sua opera al Museo Regionale di Messina nonché Anna Fortino, Giacomo Serpotta e Anna La Farina.
I Bambinelli sono di fattura raffinata, impreziositi da accessori d’oro e d’argento, ieratici nell’espressione e rappresentati con una croce in mano.
Nel ‘800 sono rinomati i “cerari” siracusani che producono presepi interi o Bambinelli dall’espressione gioiosa o dormienti, recanti nelle mani un agnellino, un fiore o un frutto e immersi in un tripudio di fiori di carta e lustrini colorati dentro teche di vetro (scarabattole).
Tra loro eccellono Fra’ Ignazio Macca, del quale si conservano alcuni presepi nell’eremo di San Corrado a Noto e nel Museo Bellomo di Siracusa e Mariano Cormaci ricordato dal presepe in cera a grandezza naturale sito nella grotta di Acireale.
Notevole anche il presepe conservato nel palazzo Vescovile di Noto, che rappresenta uno spaccato di vita contadina, composto da 38 figure inserite nel paesaggio dei monti iblei.

A Trapani per la fattura dei presepi si utilizzano materiali nobili e soprattutto il corallo, da solo, come in epoca rinascimentale, o insieme all’avorio, alla madreperla, all’osso, all’alabastro e alle conchiglie, nel periodo barocco e rococò, quando alla composizione centrale della Natività fanno corona architetture in stile d’epoca dove si rappresentano scene fantasiose e simboliche.
Splendidi esemplari quelli esposti ai musei Pepoli di Trapani e Cordici di Erice.

A Caltagirone, città produttrice di ceramiche fin dal ‘500, i presepi sono realizzati in terracotta e rappresentano come cornice alla Natività, scene di vita contadina e pastorale animate da personaggi tipici di quella civiltà come il pastore che dorme, lo zampognaro, il venditore di ricotta o il cacciatore.

La migliore produzione qualitativa di presepi in terracotta policroma si ebbe tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800 con la bottega dei fratelli Bongiovanni, Giuseppe e Giacomo e con il nipote Giuseppe Vaccaro eccellente artista. Tuttavia già agli inizi del ‘700 operavano artigiani rinomati come i “santari” Branciforti e Margioglio che contribuirono ad imporre Caltagirone anche come “Città del presepe”.

Più in genere nell’intero territorio isolano ebbe grande diffusione a partire dal ‘600, il presepe costruito con la tecnica usata nella produzione di statue d’altare: statuine in legno rivestite di stoffe immerse in un bagno di colla per renderle rigide e dai colori brillanti.

Tra i più noti presepisti del genere il caposcuola Salvatore Matera, il Nolfo, il Ciotta, i Pisciotta e i Tipa.

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